Settembre: back to school

Dopo agosto e prima di ottobre, finite le vacanze e già a un soffio dal Natale, arriva settembre il cui nome deriva dal latino september, a sua volta figlio di septem, sette, in qualità di settimo mese dell’anno.

– Aspetta. Sette? Settimo? Ma settembre non è il nono? – chiederete voi.

Sì, vero, oggi è il nono, ma conserva il nome da ragazzo, ovvero lo stesso che aveva quando ancora si usava il calendario romano che non partiva a gennaio ma a marzo; è stato anche chiamato Germanico, da Caligola, nel ’37, rimanendo tale fino alla morte dell’imperatore per poi tornare September e poi di nuovo Germanico e addirittura – ma per un pochissimo – anche Amazonius, da Commodo, quello cattivo e con la parte un po’ da sfigato de Il Gladiatore.

Per noi che viviamo nel e per il trade marketing, che ci nutriamo di emozioni e vendite e di emozioni che guidano le vendite, settembre è il mese del Back to school.

Mentre Les Revenants tornano dalle vacanze (tre giorni alle Maldive, due mesi in Sardegna o tre settimane concitate tra Fregene e Ladispoli, poco cambia) e si ritrovano con le radici di nuovo piantate bene in terra, a settembre riapre la caccia ai clienti, riparte il lavoro, ricomincia la scuola e tutto torna lentamente alla normalità, TV spazzatura inclusa.

Le mamme (ma anche i papà) di settembre si danno subito da fare per affogare ciò che in spiaggia non sono riusciti proprio a scrollarsi di dosso, ovvero le supreme ambizioni del rientro, meglio note come i cosiddetti #buonipropositi per il nuovo, grandioso, #annoscolastico.

Ci servono brand new project, naturalmente, perché nel libro di psicologia comprato su una bancarella al mare abbiamo letto che progettare fa bene alla salute psichica e mentale e che bisogna farlo 365 giorni all’anno. Dunque, tralasciando le pagine in cui lo stesso libro diceva che anche le vacanze dovrebbero essere vissute per 365 albe, a settembre – per dirla in dialetto romanesco “tera tera”, ci si (ri)mette all’opera.

Ecco che quindi iniziano i proclami papali rigorosamente accompagnati da foto in tema sui social network, per brandire e soprattutto benedire di fronte al popolo le armi dell’imminente futuro: l’abbonamento in palestra sostituisce le infradito nella foto profilo di Facebook e la bacheca si riempie di meme motivazionali che in confronto Tony Robbins levati proprio; mentre lo zainetto del pargolo piomba su Instagram corredato da faccine entusiaste e applausi come se non ci fosse un domani, lo scolaro nonché legittimo portatore sano del suddetto zaino e dunque molto poco entusiasta, si avvia mesto mesto verso il nuovo anno scolastico.

Nella simbologia del Back to school, ma anche del Back to the real life, il messaggio è uno e uno solo: ripartire, seguito a ruota da conquistare quello che non si è conquistato l’anno passato (circolo vizio-virtuoso che va avanti più o meno dai primi anni Novanta, a seconda delle fasce di età).

La possibilità di fare nuove conoscenze e l’annunciata presa della Bastiglia (tutto quello che non si è riuscito a ottenere all’alba dell’estate precedente, sia dal punto di vista personale che lavorativo) sono i moventi coraggiosi dei ritornati.

In qualità di project manager di se stessi, i revenants non hanno timori.

La stanchezza di una stagione passata all’insegna del lavoro – dal business di un’azienda a quello di una casa da mantenere solida ma possibilmente non “solita” – riposa ancora appollaiata al sole dietro qualche sedia a sdraio in una località sperduta tra le Canarie e Terracina e le energie accumulate parrebbero sufficienti a rivoluzionare non una ma dieci vite intere.

Almeno… in teoria.