Fenomenologia degli #imitatori e dei #pionieri

Uno vive di identikit già pronti all’uso, l’altro di cianfrusaglie da sottoscala combinate a tecnologia così avanzata che persino Steve Jobs avrebbe detto “No, questo non si può fare”: sono gli imitatori e i pionieri, due tipi di acquirenti che, messi insieme, fanno tutto il mercato che si può desiderare.

Sebbene abbiano massa mooolto diversa (esistono venti volte più imitatori che pionieri) sulla bilancia commerciale arrivano ad avere quasi lo stesso peso perché se i primi sono quelli che “fanno” il mercato, i secondi sono quelli che lo creano.

L’imitatore è quello che per non sbagliare compra l’intero set dal manichino in vetrina, mentre il pioniere è quello che mette insieme il guardaroba prendendo dieci pezzi in dieci negozi: la cinta dal rigattiere all’angolo perché “sono pezzi unici”, le scarpe su Amazon Olandese perché nessuno in città abbia lo stesso punto di rosso, il giaccone al mercato vintage perché “come facevano la roba nella Germania dell’Est, signora mia…”

Il pioniere non ha un’idea precisa di sé con cui presentarsi agli altri, perché nessuna di queste riuscirebbe a rappresentarlo per più di cinque minuti. L’imitatore, invece, è quello che pretende l’immagine più in HD che si possa avere, una qualunque da dare al mondo, purché sia già socialmente accettata, e quindi buona.

Questo non vuol dire che si tratti di un gregge di pecore da soggiogare:

siamo tutti imitatori e siamo tutti pionieri, solo in mercati diversi.

Uno che si veste come un cacciatore Burberry di ritorno dalla Croazia tutto l’anno, potrà benissimo essere un sofisticato artigiano per quanto riguarda la tappezzeria di casa. Le doti di imitazione, inoltre, richiedono grande sensibilità ai cambiamenti e capacità di osservazione: la memoria fotografica non è indispensabile ma aiuta a rubare la pettinatura del collega di dipartimento o la barba del barman hipster sotto casa, il salotto della migliore amica, la disposizione delle piante di un giardino in Scozia, l’allestimento del bagno Ikea. Se l’imitatore non passa mai di moda è perché ci vive dentro, si rinnova insieme a lei, assorbendo dieci volte più dei rotoloni Regina stili e tendenze.

Il pioniere, al contrario è quello che si sottopone al pubblico ludibrio.

Visto da lontano nello spazio, è quello strano. Visto da lontano nel tempo, è quello in anticipo.

È uno che non accetta lo stato dei fatti senza che ci sia la sua firma in calce al progetto. Lui il mondo lo vuole inventare, cerca di plasmarlo a sua immagine e somiglianza perché in fondo si sente un creativo: la sua immagine esteriore (e quella dei muri della sua casa, gli inchiostri sulla sua pelle, gli interni della sua auto) sono dinamismo costante.

Come affascinarli?

L’imitatore è attratto da kit di identità pronto all’uso: insieme al manichino dei vestiti, mettigli vicino anche anche le cose che porterebbe in borsa, alle orecchie, sulla scrivania. Se gli piace il manichino, comprerà anche tutto il resto. Con il pioniere è molto più semplice, lui non deve essere attirato in nessuna rete: è un animale da centro commerciale, se la costruisce da solo.