Fenomenologia del #senso di colpa – I parte

Hai passato le ultime due settimane a comparare prezzi su Amazon.
Hai pensato di fartelo arrivare su eBay dal Guatemala, usato ma in buone condizioni.
Sulla Cina ci hai fatto un pensiero, ti sarebbe costato la metà della metà.
Poi hai trovato un produttore di Vigevano che fa tutto in proprio, allo stesso prezzo, e così ti sei riempito il cuore per aver supportato l’economia locale (del pavese, che non è manco la tua. Ma tanto il signore l’ha comprato in Cina e te lo rivende al doppio del doppio del prezzo).
Hai inserito i dati della carta di credito. Poi hai detto che no, che forse non era il caso, magari al prossimo stipendio, dai, vediamo, e hai chiuso la pagina. Poi l’hai riaperta cinque minuti dopo, perché quel coso lì, quell’affarino sciocco, sì, ma tanto caruccio, di certo ti avrebbe aiutato la vita, rendendola più semplice, aiutandoti a farti fare quella cosa che di solito fai con una certa difficoltà, ma bene, rapidamente, senza sforzo, come un professionista.
E quindi hai rimesso tutti i dati, pagato la spedizione più costosa, perché adesso l’affarina lo vuoi prima di subito, girato lo sguardo da un altra parte al momento del totale, e premuto sul pulsante paga.
Bene. Fatto. Quell’oggetto è tuo.
Ora ci dovrebbe essere quella meravigliosa sensazione di attesa, tipica delle cose belle che stanno per arrivare, meglio ancora della cosa bella stessa.
E invece no.
Una palpitazione leggera del cuore – l’emozione dell’acquisto – ti ha portato solo una sensazione di vuoto dentro, come se avessero spento di colpo un ronzio fastidioso che ti frullava nella testa, e che invece del benessere ora ti è rimasto solo lo stordimento.
Ma è davvero senso di colpa quello che provi?
Questo formicolio amaro che ti prende dalle viscere, perché hai speso più soldi di quanti avresti dovuto, perché la famiglia, le tasse e tutto il resto?
Quei soldi lì, quelli che hai appena usato invece di metterli da parte, è così che i tuoi nonni così sono riusciti a costruire la loro casa, e ricostruirla dopo che la guerra mondiale l’aveva sfasciata: non comprando cretinate su internet (tantomeno dai produttori del pavese che hanno fornitori in Cina).

Ma è davvero colpa quella che provi?

La risposta è no.
Perché quello che provi adesso tu, in questo preciso istante, è la stessa identica sensazione di sbandamento che proverebbe uno che ha in banca i tuoi stessi soldi, più altri quattro zeri vicino.
Quello che stai provando, amico caro, si chiama dissonanza cognitiva, ed è uno dei fenomeni più studiati degli ultimi 60 anni, anche se non fa notizia.
Continua a seguirci e insieme cercheremo di capire come fare a disinnescarla. Ma, soprattutto, come fare per sfruttarla a tuo vantaggio.