Il #GordonRamsey: il wannabe chef

Se ogni esperienza di acquisto si basa sulle emozioni, ci sono tipologie di clienti più facili da emozionare di altre.

Quello che chiamiamo – amichevolmente – Gordon Ramsey è l’aspirante cuoco che prima dei 21 anni non sapeva esattamente quanto “tegamino” aggiungere per fare un uovo, e ora non sfigurerebbe come quarto giudice della prossima edizione di Masterchef.

La cucina del Gordon Ramsey è direttamente proporzionale al numero di gadget che riesce a farci entrare, cioè tutti, e lo rende il cliente ideale di ben tre mercati diversi: attrezzatura professionale per cucine da hotel, cibo a km 0, real estate.

Il Gordon Ramsey sa essere un ospite perfetto: mangia tutto e chiede la ricetta di tutto, perché sa come dare soddisfazione a chi ha faticato per creare le pietanze a tavola. Ma soprattutto perché pretenderà la stessa attenzione quando sarà lui a spiegarle, le ricette. Nei dettagli. Tutti, i dettagli.
Sarà evidente agli ospiti che con lui si gioca in un altro campionato rispetto allo stiamo-insieme-mangiamo-qualcosa. Il Gordon Ramsey non apre le porte di casa sua per nutrire, ma per intrattenere: è consigliabile dare un morso a un panino prima di entrare, perché l’orario di arrivo degli ospiti sarà stato calcolato perché tutti possano ammirarlo mentre si destreggia tra pirofile e slow-cooker, e le porzioni saranno gourmet: tutto piatto, poco cibo.
Il vino bianco sarà caldo, ma esposto nel migliore dei decanter; l’acqua sarà di rubinetto, ma l’apparecchiatura uscita pari pari dal catalogo di Maison du Monde. L’esposizione dei coltelli in cucina sarà degna di un tempio Samurai, ma tutti l’hanno visto mentre usava il pelino senza filo dell’Ikea (1 euro, con la Ikea family), l’unico con cui si sente davvero sicuro di non dover terminare la serata con un laccio emostatico stretto al polso.
Con il Gordon, c’è poco da fare: se un gadget esiste, lui vorrà averlo. Non importa che poi non lo usi. Se ce l’aveva anche uno solo dei suoi maestri, un motivo ci sarà. La leva per farlo emozionare in fase di acquisto sta tutta nella sua natura di curioso. Prima di portare a casa, il Gordon Ramsey avrà bisogno di provare, toccare, premere i pulsantini, tirare le leve, smontare le camme. Apre persino al porta a porta, ma per lui non esiste promoter migliore della sorella del cognato: una volta vista qualcosa sulla sua penisola, la vorrà.

Le ragioni dei suoi acquisti sono profonde: i gadget sono l’unica cosa che riesca a tamponare i suoi dubbi. Ma anche per lui, come per tutti, la macchina della pasta finirà sul mobile più alto.
I suoi peccati capitali sono tre.

Numero uno: invidia (per quello che ancora non ha – ma i Maestri sì)
Numero due: superbia (per quello che invece sì, eccome)
Numero tre: lussuria (per come se la gode grazie al peccato numero due)

Le sue virtù?

Sa desiderare. Sa scegliere. Sa raccontare (e raccontando fa seguaci).

Come emozionarlo?

La ricetta del trade:
Prendi due parti a scelta di peccato e tre di virtù.
Aggiungi una spruzzatina di suggestioni in tema (i “Maestri”, la “tradizione”).
Non shakerare e non mescolare, ma manteca come si deve.
Fai cuocere a fuoco lento. Se va via, tornerà.
A fine cottura, sul punto vendita, guarnisci con un piccolo gadget per fargli sapere che pensi a lui.

 

 

 

Photo by Benjamin Faust on Unsplash