Il last minute

La nemesi dell’Excellista è il last minute, quello che corre i cento piani. In corsia.

Sono le otto e trenta. Di sera. Il branco si avvicina al cacciatore, cioè all’elemento che ha il compito di nutrire il resto della truppa.

– Che si mangia? – chiede il branco. Il cacciatore si volta.

– È già ora di cena? Incredibile, eh?

Dissimula il panico, semina il resto della truppa e raggiunge il frigo fingendo di non avere le ginocchia molli, e – soprattutto – di non trovarci dentro il deserto dei tartari.

Dieci minuti, massimo quindici e si mangia. – urla, mentre corre fuori, a caccia di cibo. Quindici minuti più tardi è in corsia.

– No, niente carrello, prendo due cose al volo – pensa saltando i tornelli che la prova dell’Olio Cuore levati.

Attraversa il reparto frutta e verdura con il palmo alzato che tanto non la mangia nessuno, poi torna indietro, “Ma sì, dai, due foglie di insalata…”; inchioda al banco gastronomia, ci pensa, vede la coda, alza il sopracciglio, e prosegue a zig-zag da una corsia all’altra, torna al banco frigo, passa alla carne, scavalca due cestini a terra, arraffa una cosa, poi un’altra e un’altra ancora. In fuga verso le casse automatiche, che la coda manco a parlarne, si accorge di non aver preso l’acqua, fa dietro-front, recupera un pacco da sei con la sinistra mentre con la destra cerca di non far cadere la piramide dei suoi acquisti. è alla cassa, sparaflasha i suoi prodotti, paga con il contact less, si incarta ai tornelli perché non si ricorda più dove ha messo lo scontrino e finalmente è fuori. Venti minuti più tardi è sotto casa. Al telefono. Sono le nove e quaranta.

  • Quattro pizze, grazie. Via XX settembre 46. No, non suoni. La aspetto al portone.