Le mammine in vacanza

Le mammine in vacanza: da MIV a MILV

Tra i VIP – Vacanzieri Invidiabilmente Precoci – più bistrattati e incompresi del globo fino a ieri c’erano le MIV, acronimo di mammine in vacanza.

Oggi no: migrate le MIV, o quasi estinte, le mammine in vacanza si sono evolute e hanno una lettera in più: la L di lungimirante.

Da MIV con la puzza sotto il naso sono diventate MILV.

Mammine In Lungimirante Vacanza.

Eppure, a guardare le MILV con il sopracciglio alzato e un velo di fastidio non siamo solo noi ancora chiusi, blindati, nei nostri uffici o dentro gli ascensori e le macchine per raggiungere quelli degli altri. Le mammine al mare indispettiscono anche i locali. Anche quelli che al mare ci vivono e ci lavorano.

Tutta invidia? Forse, magari sì, ma magari no. Proviamo a pensarci.

Tu stai lavorando. Ok, vivi sulla costa, a un numero di metri/chilometri dalla riva del mare sufficientemente basso per permetterti – almeno sulla carta – di passare la pausa pranzo con i piedini a mollo, ma la carta e la realtà mica sempre sono uguali. Di fatto, pur vivendo al mare, non sei in vacanza e sai che quando potrai andarci tu, mooolto molto più in là sul calendario, troverai tutte le spiagge affollate, zero ombrelloni residui, spazi vitali da claustrofobia anche in acqua, e gente, tanta, tantissima gente ovunque.

A questo punto vedi lei: bella, giovane abbastanza per sembrare ancora una ragazza, ben tenuta, abbronzata, e soprattutto rilassata.

Con lei c’è un pargolo, o magari due, sì, e si sa che i bambini vanno seguiti, ma vuoi mettere fare castelli di sabbia rispetto a passare da una riunione all’altra? No, non c’è paragone.

Noi siamo pallidi. Siamo stanchi. Siamo sudati.

Noi in giacca, cravatta e deodorante nel taschino. Loro in pareo e panama. Bianchi i tessuti, ambrate le guance.

Solo vederle, ci provoca irritazione.

Eppure le mammine al mare con i cuccioli non sono cattive. Sono gli altri – noi compresi – che se le immaginano così.

Vediamo la realtà e proviamo a spezzare una lancia a favore di una macrocategoria di VIP sulla quale si sprecano i misunderstanding.

  1. SONO CAMBIATI I TEMPI. Di fatto, visto che gli anni Cinquanta sono passati da un pezzo, e che di mammine che non lavorano ce ne sono ben poche, è probabile che quelle che vediamo in vacanza abbiano alle spalle mesi di trattative all’ultimo sangue per ottenere una settimana in compagnia del figlio.
  2. SONO CAMBIATI I MODI. La rete ha azzerato le distanze, anche mentali, il che significa che oggi sappiamo più cose, più in fretta, e con meno fatica. Da qui la statistica ci dice che di mammine-mantenute-mogli-del-riccone-di-turno-lasciato-in-città sui nostri lidi ne sono rimaste poche. La resistenza va altrove: fuori confine, prende il volo verso spiagge che finiscono in Era e Iza e quelle che restano qui e vanno in vacanza sulle coste italiane sono meno peggio di come ce le immaginiamo.
  3. SONO CAMBIATE LORO.  lo stereotipo della mammina-mantenuta-moglie-del-riccone-lasciato-in-città è sempre più lontano dalla pratica. Se le guardassimo davvero, le vedremmo sì fare castelli di sabbia e passeggiatine in riva al mare, ma anche aggiornare la pagina linkedin aziendale, leggere le mail, rispondere al telefono. Addirittura gestire conference call sotto l’ombrellone, magari mentre il pargolo fa un pisolino.

Le MILV di oggi – come ogni altra fenomenologia antropologica – sono tutte diverse, ma hanno una cosa in comune: la missione.

Sono in vacanza, okay, ma non ci sono arrivate per caso. La vacanza precoce, loro, l’hanno pianificata a tavolino mentre ancora noi del trade stavamo pensando alle uova di Pasqua, e cioè a novembre o dicembre, quando il loro cucciolo aveva la febbre, e la tosse.

Forse si sono anche sentite in colpa, davanti al pediatra che chiedeva se avessero portato il bambino al mare, o se trovassero il tempo per farlo uscire a giocare. Ma, invece di stare lì a pensarci troppo, in barba ai sensi di colpa inutili, loro hanno aperto Google e chiesto a Larry* di aiutarle a prevenire le prossime influenze. Poi hanno lottato con i loro capi – o i clienti –  per avere cinque, sei, dieci giorni a giugno da passare con il bambino. Hanno scelto giugno perché a giugno le acque sono più pulite, più belle, più utili alla loro missione.

Come emozionarle? Come raggiungerle in store e regalare loro un sorriso?

Abbiamo detto che sono cambiate. Se la MIV old style comprava qualunque cosa, in qualunque forma, la MILV, ossia quella di seconda generazione, ha più occhio e anche più gusto. Spetta a noi capirlo, riconoscerlo, soddisfarlo.

Lei si è evoluta. Noi?