L’Excellista

Addicted to list

Okay che ha poco tempo, o non ne ha affatto. Okay, che non ama l’improvvisazione, e okay che è stato quel tipo di studente che o la sapeva tutta, fino alle note a piè di pagina, oppure agli esami nemmeno ci andava.

Ma l’Excellista non è diventato un patito delle liste dopo aver studiato ingegneria, o matematica, o informatica. Se l’Excellista ama le liste è perché sa che sono COSA BUONA E GIUSTA e tutto quello che arriva sulla sua tavola non può quindi che essere figlio di una di esse.

Perché?

Perché le liste abbassano i livelli di stress: [nota, ne parliamo mercoledì su emotions drivers]

  1. ti fanno sentire organizzato, efficiente, produttivo;
  2. gli elenchi puntati e quelli numerati piacciono al nostro cervello più dei paragrafi e degli a capo perché sono sequenze più facili da schematizzare e imparare; e quindi anche da superare;
  3. flaggare, barrare, cancellare un punto dopo l’altro ti fa sentire a posto, come quando da piccolo sapevi di aver finito i compiti prima di andare a guardare la TV;
  4. la vita è difficile, il lavoro è difficile e il capo è sempre incazzato, ma se c’è qualcosa che puoi semplificare con una lista, ti sentirai subito meglio.
  5. con le liste, non ci sono sorprese: non tornerai mai dal super dicendo “Oh, no, la quinoa” perché se non ci sarà Quinoa nelle tue buste, sarà solo perché non ce l’hai voluta.

La spesa dell’Excellista, oltre a essere più organizzata, è anche molto più veloce.

L’Excellista non cincischia davanti agli scaffali, né gironzola tra le corsie per ricordarsi cosa comprare: va a colpo sicuro.

Non fa nemmeno avanti e indietro tra il reparto veggy e quello milky: segue un percorso tattico-militare collaudato nel tempo.

La sua lista della spesa è una pianificazione a matrice che contempla cosa portare in tavola per i successivi sette – se non quattordici giorni – dalla colazione allo spuntino dell’intero branco, inclusi gli eventuali cuccioli a due/quattro zampe.

Quando entra in uno store, sfodera il device, apre l’App e segue i suoi bullet, dal primo all’ultimo, no deviazioni, nessuna dimenticanza, rischio zero.

 

Come emozionare un Excellista? Come  – eventually – farlo deviare dal suo percorso per attirarlo verso un prodotto che ahimè non compare nella sua lista?

Mettendoci nei suoi panni, ovvero nei suoi bullets, cioè con una lista.

Troppo banale? Troppo scontato? Eppure è così che funziona il nostro complicatissimo cervello: seguendo schemi che sono tutto fuorché complicati (per chi li sa riconoscere, chiaro).