Natalogia e dintorni

Ci sono persone che si preparano al Natale mentre gli altri sono ancora in costume (tipo noi e chiunque lavori nel trade) e altre che tutti gli anni si lasciano cogliere alla sprovvista come se fosse una data variabile, annunciata al TG:

Signore e signori, quest’anno Natale sarà… Rullo di tamburi… Domani!

E da lì corrono come termiti impazzite da un negozio all’altro, on e offline, per raccattare regali con la furia di chi fa provviste per un’ecatombe, o la fine del mondo.

Ci sono quelli che guai l’albero prima di Sant’Ambrogio, quelli che al sei novembre hanno già il balcone che sbrilluccica, quelli che l’albero lascia gli aghi, quelli che lo fanno, però di plastica, che almeno si ricicla, quelli che non sopportano l’IKEA ma a Natale ci vanno, giusto a comprare l’albero e 279 euro di candele.

Ci sono quelli che in salotto non hanno un abete, ma un baobab.

Quelli che vanno su Pinterest e rubano idee originalissime per fare l’albero con i libri, o con le ruote dei camion, con le forchette, i panettoni, i cotechini.

Quelli che fanno il presepe classico, alternativo (con i mostrini dei figli, o le Barbie), grande come una stanza (grande), con l’acqua e le fontane e un’ingegneria che a Dubai se la sognano.

Intere famiglie partono per raggiungere i loro cari.

Altre migrano per allontanarsene quanto più possibile: vanno al caldo, come le oche in autunno, oppure al freddo, a sciare o a fare finta di sciare con i doposcì in finto (menomale!) orso polare.

Chi è solo come il Grinch e come il Grinch odia la gente, a Natale si eclissa.

Chi non lo è accoglie i parenti, prepara il cenone e porta su la tombola dalla cantina.

La festa che cade il 25 viene celebrata in tanti modi diversi, almeno quanti ce ne sono per superarla raccontandosi che non esiste e scappando via, lontano dalle città e dai centri storici/commerciali brulicanti di umanità in cerca di pacchetti.

Qualunque sia il tuo modo di festeggiare natale o di sfuggirgli, il nostro augurio è che ovunque tu sia, a casa davanti al camino, in Messico di fronte a un tacos o in coda al casello di ritorno dall’ultimo raid di shopping, tu lo passi in buona compagnia, scaldato dai migliori ormoni che il tuo cervello è in grado di produrre.