ALLA RICERCA DEL GUSTO PERDUTO: TURISTA GOURMET E SAPORI… PARTICOLARI

 

Eccoci giunti alla terza tappa del nostro viaggio alla scoperta del gusto.

Abbiamo parlato di come i sapori possono influenzare moltissimo le nostre scelte di acquisto.

Non basta però il semplice gusto: un buon prodotto, se non ha alla base un brand d’eccellenza, va a finire nel dimenticatoio.

Oggi facciamo un balzo in avanti per scoprire che tutte queste “regole” e “scienze” passano in secondo piano agli occhi di quello che potrebbe meritarsi una laurea ad honorem all’università di The Emotions Factory: il turista enogastronomico, ovvero colui che viaggia… e assaggia.

Il turista enogastronomico è un esploratore del gusto e, in primis, un amante del cibo.

Non esiste un singolo profilo rintracciabile in tal senso, ce ne sono diversi. Tre sono i principali e i più interessanti.

Il turista gourmet (termine rubato alla Francia, di certo non un Paese a caso in ambito enogastronomico) è quello più sofisticato: buongustaio di professione, ama il cibo indiscutibilmente, ci tiene alla qualità dei suoi ingredienti e anche alla forma.

La sua ricerca (e soprattutto la sua valutazione) passa attraverso tutti e cinque i sensi; questo lo rende un esemplare perfetto da studiare per la nostra rubrica Emotions Drivers.

È un esploratore e come tale è ben disposto anche a sperimentare.

Ma quando curiosità e “sofisticatismo” entrano in contrasto, che fare?

Viene in nostro aiuto il turista foodie, che come il gourmet ama il cibo e ciò che lo circonda, ma non in maniera ossessiva. Il suo è più che altro un hobby che, tra un viaggio e un altro, è cresciuto in maniera naturale, spontanea, fino all’incontro con il cibo sbagliato, quello che non avrebbe mai neppure voluto vedere, altro che assaggiare!

Il viaggiatore enogastronomico più aperto all’ignoto è, probabilmente, il turista lifestyle.

È lui che azzarda e arriva a degustare piatti come una torta al sangue (sic) o un cervello di scimmia.

È l’insospettabile, quello che a casa sogna di bestemmiare contro la suocera perché c’è poco sale nella zuppa di ceci, ma che quando è in vacanza (quella vera) non conosce limiti. Per lui il cibo è uno stile di vita, perché limitarsi?

E se dovesse incontrare un cibo eccessivamente lontano dalla sua cultura gustativa (o dalle capacità di accoglienza del suo stomaco)?

Rischi dell’avventuriero.

Italo Calvino ci ricorda che «anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno».