Drivers? What’s drivers?

Qui parliamo di driver.
– Bella forza: la rubrica si chiama così. Ma in che senso driver?
– In senso letterale.
– Cioè? Aspetta, ho un’idea. Wikipedia dice che un driver è un insieme di programmi usati dal sistema operativo di un computer per gestire un dispositivo a questo collegato. Giusto?
– Sì, ma non parliamo di quei driver.
– No?
– No.
– Mazze da golf?
– Acqua. E giusto perché tu lo sappia, non parliamo neanche dei guidatori che conducono i cavalli nelle corse al trotto (se questa la sapevi, hai vinto tutto). Qui parliamo dei driver dal britannico To drive: guidare. Parliamo di quello che ci muove, smuove, manda in brodo di giuggiole, che fa correre i criceti nel nostro cervello e ci emoziona da morire.
– Ok. Ci sono: hai detto cervello, quindi “neuromarketing!” Ta daaa!
E invece no. O meglio: non solo: qui parliamo di emotions drivers, ovvero dei driver emozionali e la verità è che prendiamo qualche spunto in tema (senza nessunissima intenzione accademica), stiamo a vedere cosa dicono le neuroscienze e proviamo ad associarle al marketing. Soprattutto al trade.

Parliamo di cervello, di quello che tocca tenere in movimento, ma lo facciamo con il cuore prima che con i muscoli, lo facciamo di pancia, e sì, abbiamo fegato da vendere.

Lo sappiamo.