Gli ormoni della fretta non sono razionali

Le strade brulicano di gente che corre, di pacchetti che sbattono l’uno contro l’altro.

Il traffico ha raggiunto i centri (storici e commerciali). Più delle cornamuse, più dei clacson, in strada si vede la soddisfazione di chi ha fatto i compiti e si sente la frenesia di chi invece ancora no. Il Nucleus Accumbes sorride, l’amigdala urla.

 

È mercoledì ed è quasi Natale. Tu e la tua agenda siete quasi a fine corsa.

Manca poco, ti dici, hai fatto tutto quello che dovevi fare, ti conforti.

Una sensazione piacevole si fa strada tra le tue sinapsi, raggiunge i centri nervosi e ti procura benessere.

“Hai fatto i compiti”, cioè hai pensato più o meno a tutto quello a cui dovevi pensare: i budget al lavoro, i report per il capo, il tacchino nostrano per il cenone, i Regali, quelli seri, per la Tigre e le scimmiette che ami. Sei a posto, e il Nucleus Accumbens festeggia rilasciando dopamina, l’ormone della ricompensa.

È sempre mercoledì e purtroppo è quasi Natale.

La stanchezza è tanta, lo stress di più.

Dormi poco, mangi male e hai spesso mal di testa perché le cose che devi fare sono ancora troppe per il pochissimo tempo che ti resta.

Ti dai da fare, sì, e corri come una formichina impazzita ma temi di non riuscirci, di non arrivare in tempo.

L’orologio fa tic-tac, le mail si accumulano, un remind dopo l’altro, mentre senti crescere un’ansia che ti riporta indietro nel tempo.

Di colpo hai di nuovo undici anni, sono le sei del mattino e siccome tu non hai finito i compiti di matematica, stai sudando.

Ora di anni ne hai qualche decade in più eppure è così che ti senti, come se non avessi finito i compiti di matematica: ti sembra perfino di provare lo stesso disagio, lo stessissimo senso di nausea, i medesimi mancamenti.

A livello razionale ti dici che non può essere: l’età adulta l’hai superata da un pezzo. Eppure, quello che ti porta a stare così, così come ti senti ora, non ha a che fare con l’età, ma solo con le emozioni e i loro centri.

Nel caso specifico, ha a che fare con l’amigdala che funziona come un archivio emozionale: prende uno stimolo, lo arricchisce di emozioni e lo immagazzina sotto forma di ricordo, positivo o negativo che sia.

Nel primo caso quanto nel secondo, non è la logica a guidare il nostro benessere, ma le emozioni: quella per “aver fatto i compiti” e quelle legate al ritardo, ai buchi, alle cose ancora da fare.