I regali? Non esistono

Il sorriso sulle facce di chi ha appena ricevuto il nostro regalo?
“Educata finzione”.
La gioia di donare?
“Calcolo”.
La cura nella scelta della carta regalo?
“Tornaconto sociale”.
No, a dirlo non è il Grinch (del quale, ehm ehm, abbiamo parlato qui), ma Marcel Mauss, antropologo tra i fondatori della scienza nella sua forma moderna, al termine di anni di lunghe osservazioni di società pre-moderne della Polinesia e dell’Australia.
Nei contesti analizzati da Mauss (e in quelli analizzati in altre parti del mondo dai più illustri etnografi della sua epoca) è ancora più evidente quanto non esista nulla di quello che di solito associamo all’idea di puro “dono”, qualcosa di traducibile come “regalo gratuito”.
Un dono non è mai una interazione unidirezionale: ha sempre un ritorno.
Il dono – afferma il sociologo – è solo una delle parti che compongono i sistemi di reciprocità che caratterizzano le nostre comunità: “anche quando un regalo è fatto con generosità, c’è solo una educata finzione, un formalismo, un inganno sociale, perché alla base di tutto c’è solo obbligazione e interesse economico”.
In altre parole, che un regalo vada sempre ricambiato è una delle poche leggi universali comuni a quasi tutte le esperienze sociali sulla terra. Ma nessuno lo dice ad alta voce.
Eppure, si chiede Mauss, qual è il potere insito in un oggetto donato, tanto da causare uno sforzo e un investimento uguale a quello del donatore (se non maggiore)?
In ballo c’è qualcosa di molto prezioso in ogni contesto: onore e vergogna.
“Il regalo non ricambiato – scrive Mauss – rende la persona che lo ha accettato inferiore, in particolare quando lo ha accettato senza il pensiero di restituirlo”.
Il valore del dono risiede infatti proprio nel suo non essere obbligatorio (o sarebbe qualcosa di molto simile a una transazione legale, o una mediata con il denaro): donando si innesca un processo di fiducia culturale, e quando esso verrà restituito tale investimento ritornerà amplificato, producendo a rimbalzo il perdurare di quella relazione (fosse anche un solo dono all’anno, è quanto basta per considerarsi ancora in relazione).
Anche se detto così sembra terribile, il meccanismo di reciprocità dei doni è quello che fonda, cementa e tiene in piedi le nostre società (presenti e passate): lo scambio di beni è infatti uno dei modi più comuni e universali per creare relazioni umane.
Ancora dopo un secolo dalla prima apparizione del suo “Saggio sul Dono”, in momenti come questi di traffico natalizio, caos, e paccottiglia moltiplicata per miliardi di esseri viventi, basta guardarsi intorno per riscoprire che tutta questa frenesia ha una sola, singola motivazione: essere un po’ meno soli.