In store marketing: profumo di primavera

Profumo di primavera, di pulito, di intesa: i richiami olfattivi del marketing 

Abbiamo parlato di odori, di quelli buoni che ci piacciono e di quelli meno buoni che a volte ci provocano disgusto, altre invece segnano l’evoluzione della nostra specie così bizzarra da farci considerare “Outlier”, ovvero casi di evoluzione aberrante e irripetibile.

Oggi, per la categoria #EmotionsDrivers, parliamo di un profumo specifico: quello della primavera, perché tutti amano la primavera, tranne i depressi e gli allergici i quali comunque, conoscono quello che fa o almeno sanno cosa potrebbe fare. E mica solo ai ciliegi.

La primavera è una stagione (ma va’?) in senso stretto quanto lato: le piantine rinascono (pioppi inclusi), i fiori sbocciano, le gonne si accorciano ed è un fenomeno che tocca tanto il mondo quanto la nostra natura, risveglia i sensi e ringalluzzisce gli istinti. E se è vero che il marketing è la scienza che studia le interazioni del mercato, che nel mercato ci sono le persone e che il cervello delle persone si muove/smuove guidato dalle emozioni, quelle legate alla primavera sono emozioni sulle quali è bene tenere gli occhi aperti.

L’arte della pubblicità primaverile parte da lontano.

Già negli anni Ottanta (per non finire nel Paleolitico quando, probabilmente, i sassi venivano scambiati in maniera truffaldina con carne di bisonte dopo essere stati cosparsi di grasso profumato) la pubblicità ha sfruttato i cinque sensi in una sorta di richiamo a distanza (in particolare televisiva) per il pubblico del divano. Una sfida serrata che ha visto scendere in campo mostri sacri italiani quali Ferruccio Amendola e il suo ammorbidente, o un pubblicitario come Marco Mignani (milanese e padre della frase d’autore “Forza Italia”) che ha inventato una “Milano da bere”.

Quando lo slogan dice “È arrivata la primavera!”, in realtà è l’estate ad essere arrivata, bollente (in anticipo come noi del Trade) e un po’ disordinata come capita negli ultimi anni. Ma per il marketing è sempre primavera: o almeno lo è ogni volta che nasce una nuova idea.

Nelle scorse settimane abbiamo parlato della carica emotiva che le fragranze portano con sé e il modo in cui questa forza viene sfruttata da chi ha a che fare con il trade.

Tra slogan profumati e slogan di profumi

Chante Clair è un gallo e rappresenta un simbolo universale che rimanda a profumi naturali e a una vita bucolica fatta di sensi, di odori, di emozioni. Nella profumeria il comune denominatore è l’emozione individuale e aggressiva: dal narcisista egocentrico di Égoïste (Chanel) al machismo elegante dell’uomo che non deve chiedere mai (Denim), si nota quanto, anche a livello inconscio, il marketing abbia sempre legato le fragranze a un momento emozionale unico.

Il richiamo è sempre all’emozione.

Perché?

Perché Emotions drive sales: le emozioni guidano le vendite e avere #naso le aiuta.