Introduzione al gusto

 

Dopo l’esplorazione di un nodo intrigante come quello tra musica (e il senso dell’udito) e il marketing, questo mese affronteremo il gusto e i suoi esoterici poteri.

Il gusto è quel senso che ci guida in alcune scelte primarie (bisogni di prima necessità e di sopravvivenza, come nutrirci) trasformando queste scelte in vere e proprie arti, come quella culinaria.

Un senso che dovrebbe proteggerci, per esempio, dal gusto dell’amaro (caratteristico di molti veleni), ci stimola invece a divorare prodotti a base di cacao o caffè.

Il gusto ci parla anche di cultura, di tradizioni, di luoghi, stimolando tanto il nostro senso di appartenenza quanto la voglia di allontanarci. Anche dal solito, dalla routine, dai sapori di tutti i giorni. Provare un nuovo gusto, assaporare un mix di sapori, ci sposta dal conosciuto per trasportarci nell’esplorazione di altre culture, voci, territori, suggestioni.

I numeri del settore enogastronomico sono enormi tanto che, stando al “Rapporto sul turismo 2016” di UniCredit e Touring Club Italiano”, la cucina italiana attira il 75% dei turisti stranieri. Secondo l’indagine della Banca d’Italia sulla spesa turistica del 2015, oltre 920mila viaggiatori stranieri hanno visitato l’Italia per una vacanza enogastronomica e la loro spesa è cresciuta (di un +54,8% in totale rispetto al 2012), arrivando a toccare i 192 milioni di euro.

Sempre in tema di gusto e viaggi, ricordiamo il boom della cucina fusion: i ristoranti cino-giappo-thai spuntano come funghi, seguiti da intrecci a dir poco inaspettati, come il giappo-brasiliano o il nippo-peruviano (il Cambio di Torino, il Fusion di Firenze, il Coropuna di Roma e il milanese Makitree).

Più di altri sensi, il gusto è influenzato infatti proprio dalla cultura. Paese che vai, cibo che trovi, e non è un caso: perché trovi anche lingue e palati diversi. Ce lo insegna la biologia: gli strumenti tramite cui percepiamo i sapori (i bottoni e le papille gustative), disposti nel cavo orale e principalmente sulla lingua, possono variare moltissimo in numero a seconda dell’individuo: da cinquemila a diecimila per i bottoni gustativi, da una o due soltanto fino a cento per centimetro quadrato per le papille.

L’eroe nazionale francese Charles de Gaulle si chiedeva: «Come si può governare un paese che ha 246 varietà differenti di formaggio?». E in Italia, tanto per farci fischiare le orecchie, è bene ricordare che ne produciamo più di 400!

Colpire il gusto di un cliente seduto al tavolino di un ristorante è impresa relativamente facile. Quando però si tratta di stimolarlo a distanza attraverso il gusto, le cose si complicano per i geni del marketing. Nascono così pubblicità in slow motion da fare invidia a Matrix per mostrare quanto il nuovo yogurt sia denso e cremoso e fatto appositamente per le tue papille gustative.

Anche altri sensi, in questo match, vogliono la loro parte: la vista, infatti, sia che siate ancora seduti in quel ristorante in attesa della vostra portata, sia che siate già tornati a casa di fronte a uno schermo a cristalli liquidi fonte di pubblicità, entrerà in azione ammirando determinati colori e forme ed esaltando il vostro appetito.

Ma in fondo, alle volte, basta solo un pensiero. O una parola.

Limone, per esempio, non vi fa venire l’acquolina in bocca?

E sul trade? Cosa succede nel punto vendita? Gli assaggi funzionano? I corner dedicati al palato su cosa devono (o dovrebbero) fare leva? A questa domanda proveremo a rispondere nel corso del mese di settembre, tutto dedicato alle papille gustative e ai loro effetti per noi che viviamo nel trade marketing.

 

Emotions drive sales.