Musica in store: quando il troppo stroppia

Ci siamo lasciati la settimana scorsa parlando di quanto la musica ci faccia lavorare bene, ci faccia essere più sereni, rilassati, precisi e accurati nel lavoro. Stacanovisti di Shostakovich in un valzer idilliaco in cui finiamo per fare il nostro lavoro con la poesia con cui andremo (si spera) a ricamare gli abiti nuovi per la qualche eminenza nell’alto dei cieli.

Una visione troppo… paradisiaca? Forse. Il troppo stroppia, questo è certo. Ma andiamo con ordine.

Abbiamo accennato all’importanza della musica in store, poi, e di come rappresenti al giorno d’oggi uno strumento potentissimo per dare linfa vitale nuova al retail.

La risposta migliore che la vendita al dettaglio poteva dare era proprio questa: neuromarketing.

L’emozione, la sfida prima e ultima dell’umanità.

A chi non è capitato, girando per il centro di Roma, di entrare in un negozio di abbigliamento e di essere accolti dalla musica? O a Milano? Ecco, a Milano è capitato che qualche negozio (almeno venti) è stato “stroppiato” dalle scelte del suo direttore. Musica troppo alta. Livello di decibel eccessivo. Da far male ai timpani. E forse, anche alle vendite. Mentre a Milano è stata aperta un’inchiesta, i negozi hanno abbassato il volume della musica e, si spera, hanno magari ingaggiato un consulente di sound branding.

Il troppo stroppia, lo abbiamo capito.

È successo ai negozianti di Milano, forse ispirati dalla Milano di Canale 5, famosa per aumentare (come altre reti) il volume degli spot pubblicitari per eccellenza, quelli televisivi: stai ascoltando Brad Pitt e Anthony Hopkins disquisire sull’amore e sulla morte, lenti sospiri di due grandi attori, e poi parte la pubblicità spazza-emozioni e spacca-timpani mentre corri verso il telecomando per abbassare il volume. Ecco, se funziona non si è mai capito, a noi dà un po’ ai nervi, la scienza però dice che non può funzionare, almeno non nel retail.

Quello che è successo a Milano succede in tutti i grandi centri storici d’Italia: entri in un negozio di abbigliamento e la musica è troppo forte. Un danno lieve, perché una musica di un certo tipo può comunque creare atmosfera in determinati settori del retail. Ma non in tutti. La personalizzazione, le scelte individuali sono le armi che il retailer ha in mano (quando ne è cosciente) per utilizzare la musica nel migliore dei modi.

Altrimenti, come ogni cosa sulla faccia della terra del marketing, anche la musica può diventare un’arma a doppio taglio.