Musica in store: la comparsa nel retail e sua evoluzione

Musica e luoghi di lavoro: questo è il tema di oggi.

Il famoso quanto ormai famigerato “Andiam. Andiam. Andiamo a lavorar…” non è solo fantasia, né è la prima intrusione positiva della musica nei luoghi di lavoro, ma risale a un momento preciso: siamo nel 1937, Dotto, Pisolo, Brontolo, Eolo, Mammolo, Gongolo e il settimo nano stanno andando in miniera e cantano Heigh-Ho.

E prima? Da quando la musica accompagna i minatori reali e metaforici durante le ore lavorative?

Forse da quando abbiamo iniziato a cantare, oppure da quando abbiamo capito che la musica ha il potere di farci viaggiare anche restando seduti sulle nostre seggioline ergonomiche.

All’alba del neolitico, forse, erano canti di dubbio gusto (per le nostre orecchie) ad accompagnare i primi lavori di agricoltura. In tempi più recenti, i canti di lavoro degli africani nell’America sudista e schiavista. Oggi, lo sappiamo bene, la musica accompagna molto spesso le nostre giornate: a volte condivisa, pubblica, a volte in privato, nelle cuffie.

La musica è diventata quasi onnipresente sui luoghi di lavoro da quando si è capito che il suo utilizzo in certi contesti non era frutto di un caso, anche perché la si ritrova nel lavoro di Paesi diversi, all’interno di culture molto differenti tra loro: basti pensare all’utilizzo delle percussioni all’interno delle comunità indigene in Africa, dove l’elemento musicale viene utilizzato per scandire il ritmo del lavoro.

Ascoltare la musica mentre si lavora fa bene e, per legge, non si può neanche vietare (salvo accordi contrattuali ben precisi).

Ma quali sono gli effetti positivi della musica sui luoghi di lavoro?

Non pochi, e di quelli che ti cambiano la giornata: la musica migliora l’umore, unisce, alimenta la simbiosi fra le persone (lo suonava/cantava anche Beethoven nel suo Inno alla gioia, se non bastassero i sette nani di Biancaneve), aumenta la creatività, la produttività, la precisione nel lavoro e diminuisce i livelli di stress. Un miracolo, insomma, almeno a leggere i risultati di una ricerca di Mindlab International. Ma forse ci basta accendere la radio in una di quelle giornate d’ufficio dove non sappiamo se è più grigio il cielo fuori dalla finestra o la faccia del nostro vicino di scrivania.

Dei benefici della musica se ne sono accorti anche gli esperti di trade marketing, concentrati negli ultimi anni a risollevare le sorti di un retail sempre più minacciato dalle tendenze dello shopping online.

Ma l’acquisto in store ha ancora delle potenzialità che il digitale non può annullare: per regalare emozioni al potenziale acquirente (e incrementare le vendite, giusto per aggiungere la ciliegina sulla torta) la musica è fondamentale, in quanto crea un’atmosfera capace di rievocare ricordi ma anche (e soprattutto) di fondare nuove emozioni (e ambizioni), come cantava Mina: “Volevo dire di no quando la banda passò ma il mio ragazzo era lì e allora dissi di sì”.

Un’esperienza forte, reale, palpabile… o meglio: udibile.

E dopo una giornata di duro lavoro: “Ehi-Ho! Ehi-Ho! A casa a riposar…”