regali natale

Quando è troppo Natale

Ci sono quelli che fanno le liste.
E ci sono quelli che improvvisano.
Ci sono quelli che compilano il budget.
E quelli per cui la fine del budget è il rosso sul conto.

Dall’età adulta in poi, Natale non è più la festa dell’attesa che cresce, dei improvvisi picchi di gioia (o disperazione) a seconda del contenuto del pacco sbrilluccicoso.

Avere la capacità di fare regali (e i soldi per farlo) è una responsabilità grossa quanto una casa.
Perché nessuno vuole fare “un” regalo alle persone care: tutti vogliamo fare “il” regalo; vedere le persone felici come eravamo felici noi quando “azzeccavano” il nostro gusto del momento. Vogliamo trovare l’oggetto – quell’oggetto – che manca alle loro vite, e riuscire a paccottarlo tra strati di pluriball e renne.

Qualunque sia l’approccio al Natale di una persona adulta, dunque, è difficile riuscire a viverlo con serenità. E il rischio che il Natale sia “troppo” Natale è sempre dietro l’angolo.

Troppi regali, troppe liste, troppi parenti, troppi pochi soldi per accontentare tutti. E poi ci si mette lui, come al solito, di mezzo: il cervello.

Non ci dà tregua: è ipersovrastimolato dalle mille direzioni in cui ci tira la moda: comprare di più, per più persone, regali più grandi.

Pochi giorni di lucine e si trasforma in un tossicomane di dopamina:

vogliamo non solo quella che ci arriva dallo scartocciare i nostri regali, ma la raddoppiamo con i nostri neuroni che si specchiano nelle facce allegre degli altri che scartocciano i nostri, e quando uno o l’altro manca, ecco piombare lo stress e l’insoddisfazione.
Dicembre, da mese di festa, rischia di diventare una unica lunga sequela di disperazione tra un aperitivo e un cenone.
Da una parte vorremmo riuscire a trovare quell’oggetto materiale che manca alla vita dei nostri cari.
Dall’altra sappiamo che è impossibile. Per due motivi: quell’oggetto – se esiste – ce l’hanno già. E se non ce l’hanno, difficilmente potremmo permettercelo.

Il trucco per superare indenni le feste è che a Natale sarebbe meglio concedersi meno dopamina, meno gratificazioni immediate in circolo.

A Natale, l’unico ormone che ci può salvare, è l‘ossitocina, quello dello stare insieme, quello degli abbracci, della gentilezza, dell’attenzione, che arriva comunque anche scartando un paio di forbici, o l’ennesimo – utilissimo, per carità – paio di calzini.

Difficilmente troveremo sullo scaffale di un negozio la cosa che manca alle loro vite delle persone a cui vogliamo bene, perché difficilmente alla vita di qualcuno manca “qualcosa”.

Natale non serve a riempire i vuoti che abbiamo sulle credenze, ma quelli che ci portiamo dentro, da quando siamo arrivati su questa terra.