Bill è intelligente, sii come Bill

Chi lavora nel trade marketing, racconta il suo mestiere in due modi: usando la definizione e i suoi derivati, oppure i fatti. Quando a parlarne però è un bambino, la voce è quella dell’immaginazione.

 

Gianfilippo fa la seconda elementare e sta aspettando in corridoio. In classe, la maestra parla con suo padre, convocato con una certa urgenza.

– Dottore, mi scusi se l’ho fatta venire, so che è molto impegnato ma… – La maestra tentenna, poi continua: – Il fatto è che Gianfilippo si ostina a raccontare storie.

– Ah sì? – fa il babbo di Gianfilippo – Racconta storie? – chiede, mentre trattiene un sorriso. Il babbo di Gianfilippo, come Bill, sa che la maestra sta facendo il suo lavoro e sa anche quanto siano insopportabili i babbi che proteggono i pargoli a tutti i costi.

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– Un sacco di storie. – continua la maestra.

– Per esempio?

– Per esempio nell’ultimo tema, – dice la maestra, tirando fuori un foglio protocollo dal registro e sventolandolo davanti al naso del babbo di Gianfilippo – vede, proprio qui, ha scritto che lei costruisce castelli, ma non è tutto…

– No?

– Macché! Ha scritto anche che siete stati voi a fare il Duomo di Milano e che ve l’ha chiesto l’azienda che fa gli ovetti più buoni del mondo e che per fare i monumenti usate i cioccolatini.

Il babbo di Gianfilippo si morsica la lingua e ostenta un’espressione consona a un padre preoccupato, poi dice:

– Capisco.

– Ecco, – continua la maestra – quando ho letto il tema in classe, ho chiesto a Gianfilippo di scusarsi e dire la verità ma lui ha insistito e ha continuato a dire che da voi costruite monumenti che poi vanno nei supermercati. Ha anche detto che fate cose che fanno fermare la gente e a quel punto io…

– Lei?

– Ho detto a Gianfilippo di smetterla di dire bugie visto che io so che lavoro fa lei e so anche che il suo lavoro non ha niente a che fare con i castelli e i monumenti. Quindi capisce adesso perché le ho chiesto di venire?