Emotional marketing

– Sai cos’è l’emotional marketing?

– Una branca del marketing? L’ennesimo aggettivo?

– Sì e no. In effetti è sia una branca sia un aggettivo, ma non è né l’uno né l’altro perché per come la vediamo noi, è una sineddoche.

– Scusa?

– Una sineddoche: cioè la figura retorica che indica la parte per il tutto.

– So cos’è una sineddoche.

– Ne sono felice.

– Ok, anch’io, ma cosa c’entra con l’emotional marketing?

– Pensaci e guarda entrambi i termini: emotional e marketing sono connessi, sono legati a doppio filo. Di più: sono parte dello stesso unicum perché l’uno senza l’altro non funziona.

– Non ti seguo.

– Ti ricordi quando parlavamo delle esperienze d’acquisto, dei sensi all’erta mentre sei in uno store, della chimica cerebrale?

– Il pezzo sul nucleus?

– Esatto. Tu lavori nel Trade, giusto?

– Giusto.

– E passi tutta la tua giornata a immaginare esperienze d’acquisto emozionali, giusto?

– Più o meno. Quindi?

– Quindi ti confronti con il mercato, cioè con i tuoi clienti e con quelli degli altri, con chi cerca di portarteli via, con chi ci riesce. Fai confronti, trovi benchmark da seguire e case history da non replicare. Giusto?

– Più o meno.

– Studi il comportamento dei tuoi clienti per farli sentire bene, a loro agio, ti dai da fare per emozionarli.

– In teoria sì.

– E in pratica?

– In pratica c’è il budget.

– E dimmi, a cosa serve il budget?

– Mi stai interrogando?

– Mi piacerebbe, ma sto solo facendo correre i criceti con te. Il fatto è che il budget è una cosa sacrosantissima, e dovrebbe essere un punto di partenza, non di arrivo. In altra parole, dovrebbe essere un’area, non un muro.

– In teoria.

– E in pratica?

– In pratica il budget batte il risultato, batte perfino l’obiettivo. Vince su tutto, anche su alcune idee interessanti, nuove, e quando dico nuove intendo nuove sul serio.

– Ci hai provato a proporle?

– Non sai quante volte.

– E?

– Facce sotto choc, sguardi schifati. E poi niente, via come al solito. Proposta bocciata con la scusa di sempre “Fuori budget”.

– E poi?

– E poi ho smesso. Ho continuato a fare il mio lavoro senza più alzare la testa.

– E come stai?

– Non benissimo. Un po’ di frustrazione c’è.

– Allora vedi che l’emotional marketing è una sineddoche?

– Mi sa di sì.