Il beauty è maschile

Nella rassegna stampa di Retail Institute della prima parte del mese, leggiamo un pezzo del Sole 24 ore: È maschile la corsa del beauty.

I consumi di prodotti maschili rappresentano il 24% di un totale che nel 2017 ha superato quota 10 miliardi e che a livello globale raggiungerà i 61 miliardi di euro entro il 2020.

La ricerca parla chiaro: la fetta di mercato che acquista prodotti di bellezza ha un tasso di crescita del 6,4 % annuo e no, non riguarda solo gli hipster in cerca di burro per la barba, o sessantenni rampanti a caccia di rimedi contro le zampe di gallina, ma l’intero cluster del cromosoma Xy.

Quelli che si ostinano a NON entrare in profumeria e nei reparti beauty dei super store non saranno più la norma (figlia dei seguaci di Bruce Willis di Die Hard), ma prima una nicchia e poi un lontano ricordo.

Il tempo del maschio trasandato e un po’ puzzone pare quindi essere agli sgoccioli e il trade si deve adeguare aumentando gli spazi nei negozi fisici (ora limitati a poco più di un paio di mensoline in nero o blu di Prussia) ma anche ripensando la comunicazione in store.

Serviranno aree più grandi e organizzate, avremo bisogno di espositori più visibili e di personale meglio distribuito.

Secondo l’agenzia di comunicazione Klaus Davi, a fare la parte del leone nell’acquisto di prodotti di bellezza sono i single tra i 18 e i 55 anni.

I single, quindi, tant’è che nel mese di maggio la nostra rubrica antroposhopping parlerà di loro.

Se la bellezza non ha età, i tempi cambiano insieme ai consumatori ed è bene tenere gli occhi aperti.