the emotions factory il paradigma del direttore

Il paradigma del direttore della centrale elettrica

Cos’hanno in comune un direttore di centrale elettrica e un trade marketer?

A prima vista niente. Uno si (pre)occupa ogni giorno che il suo impianto produca abbastanza energia per fare accendere ospedali, caserme e case; l’altro passa la giornata tra riunioni marketing e ispezioni di scaffale, sommerso da numeri, dati, prodotti, a cercare nuovi modi per facilitare l’arrivo di nuovi prodotti tra le mani dei consumatori. Due mestieri apparentemente simili come il fantino e l’elettrauto.

Esiste però una caratteristica richiesta a un buon professionista dell’uno o dell’altro campo, che va oltre la dicitura sulla busta paga: entrambi devono prevedere il futuro. Conoscerlo, anticiparlo, pianificarlo, programmarlo, per fare sì che nulla vada storto.

Il sistema dell’energia elettrica e quello della grande distribuzione sono accomunati dalla continua ricerca dell’equilibrio.

L’energia elettrica prodotta deve essere la stessa di quella consumata: se ne produci di più, il rischio è quello di distruggere le infrastrutture (e gli elettrodomestici delle persone); se ne produci di meno le persone restano senza (e il giorno dopo il blackout vieni licenziato). Così come sullo scaffale di un supermercato non ci possono essere troppi prodotti, o la gente non ne sceglierà nessuno; e non possono essercene troppo pochi, o perderai soldi a ogni minuto che passa.

Il problema, nel primo caso, è particolarmente evidente in Inghilterra, la patria del tè, specie se consumato a casa. Per preparare la bevanda, infatti, gli inglesi utilizzano i bollitori elettrici (i famosi kettle) con cui riscaldano l’acqua in meno di un minuto, in cambio di una grossa richiesta di energia elettrica. Ogni direttore di centrale che si rispetti, deve tenere in conto che dalle 5:00 in poi ci sarà un aumento nella richiesta di corrente, perché milioni di bollitori verranno attivati allo stesso orario, più o meno.

E questo è risaputo.

Ora: agli inglesi – come agli italiani – piace guardare la televisione, ma a loro piace guardarla con un tè in mano. Preparare la bevanda è un’operazione che richiede qualche minuto e sono pochi gli inglesi che hanno un televisore in cucina: c’è bisogno dunque di andare in un’altra stanza per accendere il bollitore.

Quale momento migliore per preparare il tè, dunque, se non la pubblicità?

Immaginate ora il finale di stagione di un telefilm particolarmente seguito, la semifinale di una partita dei mondiali, la finale di XFactor, l’ultima puntata di Britain’s Got Talent: un sacco di persone saranno davanti alla televisione, un sacco di persone vorranno il tè, un sacco di persone durante lo stacco pubblicitario attiveranno un kettle. Il direttore della centrale che ha mancato di aggiornarsi anche su uno solo degli stacchi di pubblicità, non preventivando un’adeguata produzione di energia per contrastare i picchi, avrà come risultato un blackout, con danni per tutti (poche cose possono scatenare una rivolta di piazza a Londra come un televisore che non funziona durante le partite).

Ecco perché il trade marketer, così come il direttore della centrale inglese, ha il dovere di conoscere tutto quello che succederà nel suo mercato, giocando di anticipo per evitare che nemmeno uno scaffale rimanga vuoto a causa di eventi non previsti: la globalizzazione non ha portato nel nostro Paese solo spezie e cibi; ma tutto un mondo di feste, ritmi di consumo, tendenze di richiesta che non possono essere ignorate.

Pianificare il Natale lo sanno fare tutti, considerato che c’è un anno di anticipo ogni volta, ma fare le scorte giuste della birra giusta per il lancio su Netflix dell’ultima stagione di House of Cards… quello è un lavoro per professionisti.