Instore marketing emozionale

– Perché sei triste?

– Non sono triste.

– Secondo me sì.

– Magari solo un pochino.

– Ok, perché sei “solo un pochino triste”? Non ti piace il tuo lavoro?

– Certo che mi piace, mi piace da morire.

– E allora? Cosa c’è che turba le tue sinapsi da trade marketer?

– Le sinapsi stanno bene.

– Ah ah.

– “Ah ah” cosa?

– Niente, solo sembrava che ci fosse un ma.

– In effetti c’è.

– Okay, sputa il rospo. Fai finta di essere in analisi e dimmi cosa ti manca.

– Le emozioni.

– Scusa? Non ti emoziona più quello che fai?

– Anche troppo, il fatto è che le mie emozioni, o meglio che quelle che vorrei nascessero DAL mio lavoro, spesso si schiantano contro la vita quotidiana.

– Stai pensando a Majakovskij?

– Più che altro a chi decide cosa fare e cosa no.

– L’ufficio acquisti?

– Non solo e soprattutto non conta il chi, ma il come.

– Non ti seguo. Qual è il problema?

– Non c’è un vero problema, diciamo che non sempre ma spesso chi sceglie cosa costruire, quali isole progettare, che strutture usare per emozionare la clientela, alla fine non la emoziona poi molto.

– Politiche di prezzo?

– Capita, ma anche semplice paura.

– Paura? Di cosa?

– Di osare, di andare fuori dagli schemi, di proporre qualcosa di anche solo vagamente nuovo.

– Credo di aver capito.

– Ah sì?

– Sì e mi spiace.

– Perché?

– Perché il tuo problema non riguarda te.

– Lo so, riguarda l’instore marketing emozionale.

– Non solo. Mi sa che è più capillare, moooolto più capillare e riguarda l’umanità intera. La paura di allontanarsi dagli schemi non è un fenomeno legato al trade.

– Si può fare qualcosa?

– Lo chiediamo a chi ci legge?

– Non staremo osando troppo?

😉