Intervista a un Trade marketer

Milano. Interno giorno. Sesto piano. Davanti a me c’è un trade marketer che durante l’intervista mi chiede di restare anonimo ma mi autorizza a darvi due-tre dati su di lui.
Si dichiara un under 45 (faccio finta di credergli), dice che convive, che è stato sposato e che dal primo matrimonio ha un figlio piccolo, mentre la sua compagna ne ha due.

– Allora, XYZ * (nome cancellato)
– Aspetta. Come funziona l’intervista?
– Più o meno come funzionano le interviste. Io ti chiedo delle cose, tu mi rispondi. Hai presente?
– Sì ma… pensi di farmi delle domande difficili?
– Direi di no, comunque cominciamo da una semplice. Ok?
– Spara.
– Tu vai al supermercato?
– Certo. Che domanda è? Per forza che ci vado, faccio il Trade.
– Dicevo a fare la spesa.
– Ah. Be’, sì. Capita anche quello.
– E?
– E? Cosa vuoi sapere?
– Cosa fai? O meglio, cosa guardi?
Le nostre referenze, le promo, dove sono, se ci sono tutte, se ce ne sono altre in giro… – – Adesso che ci penso, in pratica lavoro sempre, anche quando faccio la spesa. E lo sai che non mi pesa nemmeno? Sì lo so che è strano, ma sono fatto così.
– Credimi, non solo tu. E non è strano, funziona così per tutti. Quando ci piace il nostro lavoro lo chiamiamo passione, è quando non ci piace che lo chiamiamo stress.
– Chi è? Osho?
– Sinek*. Dicevamo? Ah, sì, il supermercato. Parliamo di come ci vai.
– Di solito in macchina. Faccio prima.
– Quello che voglio sapere è se ci vai da solo o in compagnia, e quando sei là, in che stato emotivo sei.
– Ci vado quasi sempre da solo, a prendere due o tre cose al volo. Quanto allo stato emotivo, ce ne sono due.
– Il primo?
– Il primo è l’euforia di vedere che è tutto perfetto, che i miei prodotti sono dove dovrebbero essere, che la gente si ferma davanti alle mie cose, le prende e le mette nel cestino. È una sensazione bellissima: soddisfazione allo stato puro, così tanto che prendo il telefono e inizio a scattare foto. La gente mi guarda, mi sorride, magari pensa che sia un po’ sciroccato, ma ti giuro che non mi tocca…
– E il secondo?
– Se vuoi saperlo davvero, te lo dico, ma tu prometti che non farai il mio nome.
– Giuro.
– Ok. Il secondo stato emotivo è l’ansia.
– L’ansia? Non mi sembri un tipo ansioso. Che cos’è che ti mette ansia?
– Il rischio di dimenticarmi qualcosa, prima di tutto, e poi i competitor, o magari il layout degli espositori. Ho paura di arrivare in corsia e trovare un errore nelle descrizioni, o un crowner storto, o le referenze sbagliate.
– Ti è mai successo?
– Un paio di volte ho fatto un incubo, ma non mi è mai successo. Invece di dimenticare qualcosa mi succede sempre perché preso come sono a guardare tutto quello che devo guardare, che non posso fare a meno di guardare, rischio di dimenticarmi cosa comprare e poi le ragazze chi le sente?
– Le ragazze?
– Le figlie della mia compagna.
– Adolescenti?
– Più che altro arpie. Capito, adesso, perché non voglio venga fuori il mio nome?
– Capito. Capito. Eccome se ho capito…

Working hard for something we don’t care about is called stress; working hard for something we love is called passion.
Simon Sinek