Outlet e temporary store: la nuova frontiera delle vacanze?

Le vacanze appena passate mostrano dati interessanti sul mondo dell’outlet, dei saldi… e di un nuovo modo di intendere l’estate.

Il valore ambivalente degli outlet lo conosciamo già: la possibilità da parte del consumatore di acquistare prodotti di qualità a prezzi contenuti è un vantaggio sia per chi acquista (e risparmia) sia per chi vende, il quale ha in questo modo un’ulteriore (e potente) possibilità di fidelizzare la propria clientela rafforzando il proprio marchio.

Neiver (leader europeo nel settore retail) ci dice che metà degli italiani fanno acquisti durante i saldi estivi; in più, il 30% di questi scelgono proprio gli outlet.

Sono risultati degni di nota soprattutto se si pensa all’afflusso dei visitatori durante il primo week-end dei saldi: i numeri parlano di un 10% in più rispetto al 2017.

E non parliamo solo di italiani in vacanza in Italia: pare infatti che un cliente su dieci sia un turista straniero. Ma si parla anche di veri e proprio “eventi” che ampliano il concetto di marketplace, con eventi musicali e servizi food. Non solo outlet, dunque, ma pacchetti che mettono in risalto anche le zone turistiche dove sono collocati, presentando ed esaltando la cultura locale su un piano (quello culturale) dove comuni, regioni e governi spesso non brillano per spirito di iniziativa.

Un’alternativa molto in voga in questo periodo e usata anche nel mondo dell’outlet per attirare nuova clientela è quella dei cosiddetti temporary store.

L’idea viene dal mondo del marketing anglosassone (sono nati in Gran Bretagna e poi “cresciuti” negli Stati Uniti dove vengono chiamati pop-up store) e potrebbero rappresentare, in futuro, in termini di numeri e di prestigio, qualcosa in più di una semplice trovata originale. I temporary store sono, letteralmente, negozi temporanei, luoghi di vendita “a scadenza” che, una volta esaurita la merce precedentemente stabilita, si ritirano, come sicari su commissione una volta conclusa l’operazione. O come fantasmi.

I vantaggi, anche in questo caso, vanno sia nella direzione del cliente, il cui entusiasmo di fronte a una vendita estemporanea sale vertiginosamente, insieme al tasso di adrenalina nel suo sangue mentre si affretta ad acquistare a tempo di record, affrontando l’esperienza più come una piacevole e imprevista gita fuori porta che come uno shopping ordinario, sia, ovviamente, per chi vende: il temporary store è infatti un sistema che favorisce alcuni aspetti legati alla burocrazia; per questo è altamente probabile assistere alla loro crescita in futuro.

Specie nei periodi vacanzieri che, ahinoi, sono già lontani.