Perché condividiamo?

DISCLAIMER
In questo post non diamo risposte: ci facciamo domande.

Cosa ci porta a condividere un acquisto? Quali sono le ragioni che ci spingono a scattare una foto di quello che abbiamo appena comprato, a postarla sui nostri profili, a mostrarla al nostro affinity group?
Orgoglio? Riconoscimento? Soddisfazione?
Quello che ho acquistato è un’anteprima e ce l’ho solo io.
O magari, ho preso una cosa che volevo da tanto, i miei amici lo sapevano, e adesso vedranno che ce l’ho fatta (perché me la meritavo).
Oppure ho fatto un affare: sono riuscito a portarmi a casa qualcosa a un prezzo fantastico e ne sono fiero.
Condivisione di un momento felice?
E se fosse più semplice? Se condividessimo solo per raccontare un pezzo di noi, della nostra giornata, per sentirci più vicini al nostro branco sempre più virtuale?
La rete accorcia le distanze, le azzera. Facilita il contatto. Spinge alla condivisione.
Due Italiani su cinque, compresi nonni e neonati, hanno un profilo su Facebook, e uno dei due si connette almeno una volta al giorno.
Da Audiweb scopriamo che dei connazionali fra gli 11 e i 74 anni, quattro su cinque accedano alla rete da qualsiasi luogo e con qualsiasi strumento, due dei quali da cellulare.
Dal report di Nielsen, “State of Media” (scaricabile nel link fra le fonti) in percentuale, sappiamo che siamo addirittura diventati più numerosi e attivi degli Statunitensi, passando ben un terzo del nostro tempo online su blog e social network.

Jeff (Bezos) lo sa, e ci guarda.
Così come fanno Mark (Zuckerberg) e Larry (Page).
Osservano i nostri comportamenti, le ricerche e le condivisioni. Ci propongono quello che abbiamo cercato fino a “farci passare la paura” e a sfiorare il carrello, completare l’operazione e controllare la spedizione.
La spesa online cresce di ora in ora eppure continuiamo a fare acquisti in luoghi fisici e forse lo faremo sempre: è già successo.

Con l’arrivo dei supermarket la geografia dello shopping non è sparita, si è ridisegnata. Meno negozi, forse, ma più attenzione.
Sono spariti – ma mica dappertutto – i vecchi bazar (i negozietti in cui trovavi di tutto, dal sapone alla scopa, dai calzini al prosciutto, passando per i tostapane e il cibo per cani), ma il negozio sotto casa è rimasto. La salumeria è diventata gourmet e fa anche gastronomia. La salumiera ti conosce: sa cosa ti piace, qual è lo spessore della TUA fetta, capisce quando hai voglia di fare due chiacchiere e quando è ora di correre.
I centri commerciali sono diventati luoghi di aggregazione.
I negozi punti di condivisione.
Sono spuntati esercizi che ricordano i bazar e si chiamano “concept store”: arredamento iper cool, tanta roba, ma messa bene. Ci vai per bere una cosa, e puoi portarti a casa il tavolo, la lampada, e anche due-tre libri di quelli giusti.
I negozi di domani come diventeranno? Quale sarà l’interazione tra i dati (preferenze, social, numeri e statistiche) e le persone? Cosa farà la rete (sineddoche) per avvicinarsi agli esseri umani? Come comunicheremo i nostri acquisti fra un mese, due, un anno?

No. Non abbiamo (ancora) risposte.
Ma se siamo qui è perché ci stiamo facendo delle domande.

Fonti
http://www.audiweb.it/cms/view.php?id=6&cms_pk=285
http://www.lastampa.it/2013/06/03/tecnologia/social-network-in-italia-cresce-facebook-utenti-pi-maturi-su-twitter-CXodnNbVMAK56fFiQFEPIK/pagina.html
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-04-29/facebook-rallenta-alcune-nazioni-190317.shtml?uuid=AbnVyerH
http://it.wikipedia.org/wiki/Twitter
http://nielsenfeaturedinsight.mag-news.it/nl/nielsen_link_4496.mn
Scarica il report “State of the Media: Social Media Report”