San Valentino è adesso, anzi ieri

La differenza tra un buon trade e uno a metà?

La fa il calendario sulla scrivania.

Non quello mensile, e nemmeno quello settimanale: ma quello annuale, fatto di cifre piccole piccole.

La prossima volta che entrate nel suo ufficio, date un’occhiata: se ce l’ha ed è pieno di note a margine, freccette, gruppi di date segnate per colore, allora avete una certezza: è un professionista che sa quello che fa.

Nessun trade degno di questo nome, infatti, si lascia spiazzare da una ricorrenza (che, in quanto tale, “ricorre”…).

Il trade migliore è quello che gli eventi li crea, certo: a partire da un trend su Instagram, da una pubblicità azzeccata, da un tormentone televisivo. Ma sono ancora troppe le aziende che si lasciano ancora scappare l’opportunità di investire con il giusto anticipo sulle date che, da calendario, ci sono almeno da una decina di lustri: San Valentino è una di queste.

Lavorare nel trade e vivere come un Trade significa che quando il panettone non è nemmeno arrivato a scaffale sul punto vendita, noi siamo già al lavoro con cuscini sbaciucchiosi, frasi smielate, e tonnellate su tonnellate di cacao zuccherato da far arrivare con il tempo giusto nei negozi giusti.

Ai non addetti ai lavori questa è una delle cose più affascinanti del nostro mestiere: l’essere sempre una – due (meglio tre) festività più avanti del resto del mondo, e iniziare a pensare alla prova costume quando la temperatura fuori è sottozero, ai saldi estivi quando quelli invernali non sono iniziati, a San Valentino, per l’appunto, quando il capodanno non è suonato.

Ecco perché, se festeggiate il capodanno insieme a un Trade Marketer, alla riflessione (puntuale, ogni anno) sul fatto che in Australia l’anno cominci un bel po’ di ore prima, lui sorriderà sornione, senza dire niente. Il capodanno, per lui, è cosa vecchia già alla riapertura delle scuole.