Shopping experience da brivido

Oggi parliamo di shopping experience di quelle che meritano di essere RICORDATE.

Che si tratti di campagne pubblicitarie da milioni di dollari o ambiziosi tentativi di rinnovarsi, gli errori (e orrori) sono dietro l’angolo. Anche per i grandi.

Nel 2015 un cliente richiede a Walmart, catena USA di negozi al dettaglio, una torta con la bandiera sudista.

Al rifiuto della Walmart per motivi etici, il rancoroso cliente ne chiede un’altra. Soggetto? La bandiera dell’ISIS. E viene clamorosamente accontentato. Poi pubblica su YouTube un video della torta. Il resto è storia… di polemiche. Di quelle grosse, specie nel 2015, periodo particolarmente caldo sul fronte terrorismo.

La risposta della Walmart alla ABC peggiora le cose: il dipendente, autore della torta, non conosceva il simbolo dell’ISIS. Cose che capitano… forse. Perché non conoscere l’ISIS nel 2015 può rivelarsi un problema.

Ma non è solo “al dettaglio” che possono capitare guai. Anche le più ambiziose (e apparentemente sicure) strategie di marketing, alle volte, possono fallire.

La Coca-Cola decide di sfidare la rivale Pepsi proponendo un’alternativa più dolce della sua bevanda di punta.

Risultato?

Amaro, amarissimo, per le vendite. I consumatori non gradiscono il cambiamento. Questo è l’esempio feroce di come un prodotto vincente, forse, non si dovrebbe cambiare. Mai. L’ambizione e la voglia di evolversi vanno bene… ma fino a un certo punto.

Gli errori capitano più frequentemente quando si vuole sfidare qualcuno: la Energizer (produttore di batterie) negli anni Settanta sfodera una pubblicità di successo: la parodia della mascotte rivale della Duracell. Il coniglietto rosa, esatto. Lo spot-parodia diventa talmente popolarissimo e contribuisce al successo del prodotto… sì, ma di quello sbagliato. I consumatori infatti faticheranno a cogliere la differenza fra le due mascotte e la Duracell si ritroverà con una pubblicità non voluta ma efficace.

Com’è che si dice?

Meglio pensarci due volte. Anche tre.