Una scuola di Milano cambia il nome sugli inviti per la festa di Natale

Ci sono gli inviti da mandare per la festina di Natale. Siccome però per classi e corridoi della Italo Calvino di Milano si aggirano ragazzini di fedi diverse, allora le brave maestre pensano bene di non offendere nessuno e tolgono la parola Natale dai bigliettini.
“Così Abramo non ci resta male, e nemmeno Pavel, Bao o Fatima.”

Peccato che la loro scelta wanna-be politically correct abbia invece offeso un sacco di gente tanto che sui social la notizia ha scatenato un terremoto e poi, come di solito fanno i terremoti, un bello tsunami.

La lapidazione delle maestre e dell’intero consiglio scolastico (reo confesso di siffatto abominio, signori della corte) è partita da un sasso politico, “ça va sans dire”, e si è poi propagata a forza di insulti e paralleli (“Ma come? Non bastavano i crocifissi? Ora “ci” tolgono anche il Natale?”).

Cosa ne pensiamo noi?
Uff numero uno.
Quelle fatte in nome del credo hanno un nome specifico: si chiamano crociate e di solito non finiscono granché bene.

Uff numero due: che siamo alle solite e che così come ci piace la libertà di espressione, ci piace pure la diversità. Ma non le polemiche e quasi mai le strumentazioni.
Il Natale è una festa. E lo è – stando alle fonti – da almeno un paio di millenni.
Se poi vogliamo fare i precisetti, ricordiamo che il Natale arriva da prima di Cristo con le celebrazioni per il solstizio invernale, le festine per i saturnali romani, e la nascita del Sol invictus del culto mitraico e quindi no, non è una cosa “solo” cristiana.
Tant’è che il Natale è un giorno di festa anche per i non cristiani e ha raggiunto Paesi di fedi molto lontane da quella di Cristo: India, Pakistan, Cina, Taiwan, Giappone e Malesia.
E poi il Natale è diventato: vacanze di N., alberi di N., Babbo Natale, renne di N. (diverse da quelle estive per manto e allestimenti), lucine di N., regali di N. e quindi, sì, shopping.
Potremmo mai non amarlo?

Fonti
Tgcom